PoliticaULTIME NOTIZIE

Il Pd lo sciogliamo o lo facciamo diventare il traino del centrosinistra

Due accuse vengono mosse alla Segretaria nazionale del Pd con tanti passaporti. La prima, strisciante, riconducibile ai palazzi romani: non è riconosciuta dai cosiddetti poteri che contano, a partire dal Colle, e quindi, non può governare.

Un’accusa che sembra insidiosa ma che, invece, può essere facilmente trasformata in una nota di merito. Il riconoscimento  per arrivare nella stanza dei bottoni deve essere bollinato dai cittadini e qui iniziano i veri problemi della Segretaria. Ella, non arriverà mai a governare se non costruisce un centro sinistra forte trainato dal Partito Democratico, abbandonando l’anemica formula del campo largo, somma di istanze confuse e non riconducibile ad un progetto organico idoneo a dirigere un paese e una società frammentata. Invece, c’è la necessità di un centro sinistra dinamico e moderno, capace di fare sintesi delle esigenze degli Italiani. Questa sfida ad oggi è stata affrontata con poco coraggio, con spirito identitario e con un vecchio armamentario di parole e contenuti che chiudono sempre più in un recinto l’alleanza che vuole sostituire l’attuale maggioranza. Esempio lampante la patrimoniale: discussione inutile e dannosa, ridotta ad uno spot ciclico, dalla quale si è sfilato pure il furbetto con il ciuffo Conte.

La seconda accusa viene periodicamente avanzata dal prof. Prodi. Egli invoca programmi chiari, attuabili, riconoscibili e alleanze capaci di resistere a ogni piccolo scossone. Il Pd deve seguire i suoi suggerimenti ma non certamente  il suo esempio. Infatti, i programmi, le alleanze  e le maggioranze di Prodi hanno resistito sempre da Natale a Santo Stefano. Inoltre, Prodi non ha mai voluto guidare il partito che pure ha ispirato e in qualche modo  testardamente voluto, creando un vulnus che il PD ha pagato nel corso degli anni. Eppure, statisti sono stati alla guida del loro partito, come a esempio De Gasperi, per non parlare dei tanti politici che hanno sempre capeggiato il partito di appartenenza. Prodi no, pur avendo provocato una rottura storica con l’eliminazione del centro-sinistra con il trattino, non ha avuto la capacità o forse la voglia o il coraggio di guidare una fase nuova e complicata , che alla fine ha portato nel pantano la nuova creatura: il PD.

Da questo pantano si può uscire? Ci sono due strade davanti: ritornare ad allacciare i contatti con il paese reale – costituito da giovani che non credono più all’utilità delle istituzioni, da milioni di partite iva che vedono lo Stato come un nemico, dai lavoratori privati che vivono con l’ansia di perdere il posto di lavoro, anche se non sempre adeguatamente remunerato, a differenza dei dipendenti pubblici che vivono al calduccio del posto fisso e delle varie indennità che si aggiungono allo stipendio, dai tanti pensionati impoveriti dall’inflazioni, da chi non ha un lavoro – e creare un grande progetto e una sintesi che restituisce a tutti dignità e speranza di futuro. E, contemporaneamente, dotarsi una classe dirigente che sprigioni grande visione, generosità e una cultura capace di arricchire la posizione del partito e non immiserirla in falsi posizionamenti per mantenere un uno spazio di potere, inseguendo gli eventi invece di essere protagonisti ed anticiparli. Alternativa? Lo scioglimento del partito: spesso dal vuoto che si crea si producono cose più buone e più belle.

Demetrio Battaglia

Articoli Correlati

Pulsante per tornare all'inizio